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Per vendere un eBook bisogna trovare un pubblico

Alcuni spunti sulla promozione editoriale offerti da chi ci è riuscito con successo

In un solo mese, un autore canadese che si è autopubblicato, Matthew Mather, ha raggiunto il primo posto nella classifica di Amazon dei libri più venduti, categoria “science fiction”.

CreateSpace di Amazon

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Scritto in inglese, Atopia Chronicles (dai un’occhiata anche al blog dell’autore) è la storia di una donna, la dottoressa Patricia Killiam, che vuole salvare un mondo che si sta autodistruggendo, sospinto sull’orlo di un baratro. Il futuro – non così lontano – che viene descritto narra di un post-umanesimo che sta prendendo le inquietanti forme di un disastro ecologico di proporzioni devastanti.
Le cronache di Atopia, scrive l’autore, esplorano il significato dell’amore, della vita e la ricerca della felicità. Sono questi i suoi punti di forza, scrive Mather.
In realtà, a occhio e croce la questione dei punti di forza è decisamente più complessa, e non si restringe al ristretto campo delle tematiche affrontate. Il costo degli eBook è minimo, e, dopo aver venduto circa 30.000 copie nel mese di agosto, sono ancora disponibili anche al 50% di sconto. Ma – soprattutto – Atopia Chronicles ha funzionato perché Matthew Mather è riuscito a promuoverlo bene. Sulla promozione di un eBook già pubblicato ti rimando anche a questo vecchio post, in cui raccontavo l’interessante storia di John Locke, che aveva venduto un milione di eBook in cinque mesi.

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If Book Then 2012, ovvero cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale

Non c’ero a Milano, e non sapete quanto mi è dispiaciuto. Mia figlia (ebbene sì, sono un giovane papà!) non è stata bene (non preoccupatevi: sono malanni di stagione!) e all’ultimo non sono potuto partire.
Dalla mia assenza a questo grande appuntamento ho imparato due cose: la prima è che era meglio esserci. La seconda è che gli appassionati di eBook sono anche grandi utilizzatori di twitter, perché sono stati centinaia gli hashtag #ibt12. E cioè l’acronimo di If Book Then 2012, la conferenza sul futuro dell’editoria organizzata da BookRepublic ieri (2 febbraio) a Milano. Centinaia di tweet che ho seguito con estremo interesse e che mi hanno offerto idee, sensazioni, prospettive. E mi hanno permesso di vivere quel convegno, seppur a distanza. Ogni tanto scuotevo la testa, ogni tanto sorridevo; ogni tanto annuivo convinto, talvolta meno. Quindi, innanzitutto, il mio ringraziamento va anche a tutti coloro che ci hanno aggiornato su twitter sulla giornata. [Oltre ai tweet, leggi qui tutte le slide dei relatori della giornata].
In questo post intendo proporre alcune parole chiave che mi sono appuntato (seguirà un altro post).


Cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale?

Se lo chiede Sascha Lazimbat, amministratore delegato di A2 Electronic Publishing, distributore digitale tedesco di e-book: “Cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale?”.
Alcune possibili risposte le ha date Timo Boezeman, editor per A.W. Bruna Publishers, uno dei più grandi editori olandesi:
1) Combattere la pirateria sono solo soldi sprecati (ditelo anche a Marco Polillo dell’Associazione Italiana Editori che proprio poche ore fa ha dichiarato che “La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla”. Per saperne di più leggi qui questo interessante articolo di Punto informatico).
2) L’editore deve imparare dalla pirateria, offrendo i propri contenuti, senza DRM, al giusto prezzo: “Editore, non aver paura, non pensare che ogni copia pirata sia una vendita persa!”.
3) People are downloading more (doesn’t mean that they are reading more): le persone stanno scaricando di più (non vuol dire che leggano di più).
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Un tablet per ogni studente? La Apple tra iPad, iBooks e editoria…

Come si accennava nell’ultimo post, la Apple è entrata con prepotenza nel mondo degli eBook, oltreché nel florido mercato del self-publishing. Le novità recentemente presentate a New York su iBooks 2 e iBooks Author (clicca qui per leggere tutte le news sulla presentazione) hanno aperto un grande dibattito (molto diverso da quello del fumetto che pubblico qui a fianco, prestatomi cortesemente da Cadillac Magazine e che condivido: mi ha fatto sorridere!).

Danno la possibilità di editare un eBook a costo zero.
E allora qual è il problema?

Innanzitutto, i fatti. Apple ha introdotto un nuovo software, gratuito e semplice da usare, per l’autoproduzione di eBook. Si chiama iBooks Author (se hai mac provalo qui) ed è un software per il self-publishing. In concorrenza, quindi, a quello della Amazon. Nelle prime 72 ore il software è stato scaricato circa 90.000 volte, mentre sono stati più di 350.000 i download per i libri di testo che Apple ha messo a disposizione (leggi qui per saperne di più).
Vi starete chiedendo: e allora? Come mai tutto questo dibattito? Beh, gli iBook così creati possono essere venduti solo nell’iBookstore della Apple. E questo non è un dettaglio di poco conto. Quindi, se vi capiterà di editare il vostro bell’iBook, potrete intraprendere due strade:
1) renderlo pubblico gratuitamente;
2) venderlo, dividendo ovviamente i guadagni con l’azienda di Cupertino.
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Guadagnare di più, spendendo di meno. È scoccata l’ora del self-publishing su eBook?

La self-publisherVe lo confesso. Quando ho dato un’occhiata alle statistiche degli accessi a questo blog dopo l’ultimo post, ancora un po’ svenivo. Centinaia di click in poche ore, tweet a ripetizione e link da Facebook. Ero incredulo, oltre che entusiasta. Vorrei pensare che sono state premiate le mie grandi di doti di scrittore e di blogger (?) e altre cazzate narcisistiche di questo tipo. La realtà, tuttavia, è un’altra: è il tema del post ad avere vinto.  Il self-publishing è un argomento scottante e interessante, tantopiù se raccontato dalla parte di chi, come John Locke o Amanda Hocking, ce l’ha fatta.
Così, nei giorni successivi ho continuato a soddisfare tutte le mie curiosità sull’autopubblicazione, finché mi sono imbattuto in un sito americano, The Passive Voice, e ho letto una storia che mi ha colpito (clicca qui per leggerla in originale, in lingua inglese). L’ha scritta una giovane scrittrice, Emily Casey, anche lei self-publisher. Si è autopubblicata dopo aver raccontato per mesi sul suo blog le storie immaginarie di una ragazzina di 15 anni, Ivy Thorn. Il sito è stato cliccatissimo, e presto le storie di Ivy Thorn sono diventate un eBook.

C’entra qualcosa il sushi con l’autopubblicazione?
Ma veniamo a noi. La scrittrice si trovava in una piccola città della Pennsylvania, in una terra popolata dagli Amish, la comunità protestante che rifiuta la modernità (probabilmente ne avrete sentito parlare: sono quelli che vivono senza corrente elettrica, tutti contadini e artigiani che girano per le strade americane con cavalli e carrozze). Continua a leggere

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Autopubblicazione, autoimpaginazione e autopromozione. E’ possibile vendere un milione di eBook in 5 mesi?

John Locke ha sessant’anni, nato e cresciuto negli Stati Uniti. Middle class americana, agente assicurativo. Fino a un anno fa aveva anche lui – come molti – un romanzo nel cassetto, ma rimaneva un perfetto sconosciuto. Poi, a un tratto, la sua vita è cambiata, e da pochi mesi è entrato a far parte del Kindle Million Club. Un Club in cui l’accesso è riservato agli autori Amazon che hanno venduto più di un milione di copie dei propri eBook. Avete capito giusto. Sì, sono un milione di copie. Sì, si tratta proprio di eBook. Tra gli altri membri del club ci sono i più grandi best-seller (soprattutto autori americani) degli ultimi anni, tra cui lo Stieg Larsson della trilogia Millennium.
Dove sta la grande novità di John Locke? Che si è autopubblicato. Avete capito bene, nessuna casa editrice. Autopubblicazione, autoimpaginazione e autopromozione.
A novembre, un’altra self-publisher, Amanda Hocking (clicca qui per ficcare il naso nel suo blog), è entrata nel Club degli autori. Anche lei più di un milione di copie vendute. Temi: ragazze alla ricerca di se stesse, e vampiri. Anche lei si è autopubblicata. Poco dopo, stessa sorte per David Baldacci e Stephenie Meyer.

I segreti del successo
Sia Locke sia Hocking (e pure Baldacci e Meyer) hanno stampato con il Kindle Direct Publishing (clicca qui per il sito del Direct Publishing di Kindle e qui per capire meglio come pubblicare – l’articolo è sul sito www.ebookandbook.it), un servizio che permette di pubblicare in completa autonomia i propri testi, decidendone il costo (da dividere, ovviamente, con Amazon). Per quanto riguarda Locke (clicca qui per il suo blog), le armi vincenti sono state il prezzo quasi irrisorio (99 cent), belle gambe di donna in copertina (vedi l’immagine qui sotto: le copertine hanno quasi tutte la stessa impostazione), titoli accattivanti e libri ben scritti (così sembra) Continua a leggere

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Amazon e le guerre digitali

Oggi Kindle è sbarcato anche in Italia.

Kindle in Italia

Kindle ora è in vendita sul mercato italiano

Kindle, Kindle, Kindle. Fino a pochi mesi fa neanche sapevo che esistesse, Kindle. E oggi invece sono felice che si possa acquistare sul mercato italiano (leggi un post precedente per leggere i dati eBook in Italia). Anche se – chiariamo subito – non ho alcuna intenzione di comprarlo.

Cos’è Kindle?
Cos’è Kindle? Beh, è un eBook reader, un dispositivo da 6 pollici con schermo eInk Pearl (nome difficile ma significato semplice: in pratica vuol dire solo che simula i caratteri stampati). Connessione wi-fi, 2 giga di spazio libero da riempire di eBook.
E’ abbastanza economico, dalle recensioni sembra che funzioni benone. In Francia e Germania lo usano già da tempo, mentre negli USA è già preistoria. In Italia e in Spagna lo stanno lanciando ora, sicuri di venderne a palate nel periodo natalizio. Dov’è la fregatura? Kindle non legge gli eBook in formato ePub, per esempio. Che poi sono anche quelli più diffusi in Italia. (A onor di cronaca, sembra che le cose stiano evolvendo, e che prima o poi sarà possibile che Kindle legga anche gli ePub. In merito rimando a questo articolo e al sito di Kindle Italia. Io, in ogni caso, finché non vedo…). Continua a leggere

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#LibrInnovando, prospettive e spunti di futuro

LibrInnovando: il logo

Ogni maggio a Torino c’è il Salone del Libro. Cinque giorni intensi a stretto contatto con libri ed editori. Generalmente cammino dentro i padiglioni fino a quando iniziano a farmi male i piedi.
Convegni, conferenze, libri, autori, editori, decine di migliaia di lettori. E ancora redattori, stampatori, webdesigner e, più in generale, tutti coloro che, a vario titolo, entrano in contatto con il processo di pubblicazione dei libri.
Beh, l’altro giorno non ho partecipato a nulla del genere. Nessuna camminata infinita tra enormi padiglioni, nessuna corsa tra una casa editrice e l’altra, alla ricerca di qualcosa o qualcuno. Le decine di migliaia di persone erano solo qualche centinaio. 500, hanno detto gli organizzatori. Forse meno. Forse poco di più. Ma poco importa.
Quello che importa è che, l’altro giorno, a Milano, la terza edizione di #LibrInnovando ha dato prospettive e spunti di futuro (clicca qui per leggere l’articolo uscito su Il Sole 24 ore). Se la prima e la seconda edizione (purtroppo) mi hanno visto interessato ma non partecipe, questa volta non sono riuscito a non andare.
Ho visto una quarantina di esperti confrontarsi in un convegno gratuito, discutendo apertamente delle ultime frontiere dell’editoria digitale.
Non è stato uno di quegli incontri pallosi per addetti ai lavori, Continua a leggere

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