Guadagnare di più, spendendo di meno. È scoccata l’ora del self-publishing su eBook?


La self-publisherVe lo confesso. Quando ho dato un’occhiata alle statistiche degli accessi a questo blog dopo l’ultimo post, ancora un po’ svenivo. Centinaia di click in poche ore, tweet a ripetizione e link da Facebook. Ero incredulo, oltre che entusiasta. Vorrei pensare che sono state premiate le mie grandi di doti di scrittore e di blogger (?) e altre cazzate narcisistiche di questo tipo. La realtà, tuttavia, è un’altra: è il tema del post ad avere vinto.  Il self-publishing è un argomento scottante e interessante, tantopiù se raccontato dalla parte di chi, come John Locke o Amanda Hocking, ce l’ha fatta.
Così, nei giorni successivi ho continuato a soddisfare tutte le mie curiosità sull’autopubblicazione, finché mi sono imbattuto in un sito americano, The Passive Voice, e ho letto una storia che mi ha colpito (clicca qui per leggerla in originale, in lingua inglese). L’ha scritta una giovane scrittrice, Emily Casey, anche lei self-publisher. Si è autopubblicata dopo aver raccontato per mesi sul suo blog le storie immaginarie di una ragazzina di 15 anni, Ivy Thorn. Il sito è stato cliccatissimo, e presto le storie di Ivy Thorn sono diventate un eBook.

C’entra qualcosa il sushi con l’autopubblicazione?
Ma veniamo a noi. La scrittrice si trovava in una piccola città della Pennsylvania, in una terra popolata dagli Amish, la comunità protestante che rifiuta la modernità (probabilmente ne avrete sentito parlare: sono quelli che vivono senza corrente elettrica, tutti contadini e artigiani che girano per le strade americane con cavalli e carrozze). Un luogo, dice Emily Casey, in cui gli abitanti conoscono ancora i nomi di attrezzi di cui la maggiorparte delle persone nel mondo Occidentale non sentono più parlare da svariati decenni. Casey ci è andata per assistere a un incontro e, durante la conferenza, un’agente letteraria di New York ha chiesto agli abitanti dove potesse andare a mangiare del buon sushi. La domanda ha provocato una risata generale. Sushi? E dove pensava di trovarlo il sushi, in una cittadina della Pennsylvania abitata da Amish che vivono in uno stile e in una cultura fuori dal tempo?
“Non penso che quell’agente letteraria non sia in contatto con i lettori. Ma non credo neanche che lei sia in contatto con tutti i lettori”. La domanda sul sushi ne è un fulgido esempio. Emily Casey prosegue: “Gli agenti rappresentano libri che piacciono a loro, e pensano di poterli vendere agli editori. Gli editori acquistano i libri che piacciono a loro, e pensano di poterli vendere ai librai. I librai, dal canto loro, acquistano i libri che piacciono a loro, e pensano di poterli vendere ai consumatori” (nel suo sito Casey pubblica l’infografica con lo sfondo verde che riporto qui a fianco). Si tratta di una prassi editoriale da cui è facile rimanere esclusi, indipendentemente dalla qualità di scrittura degli autori. Emily Casey prosegue con la sua metafora: se quell’agente letteraria avesse avuto fame a New York, avrebbe mangiato tutto il sushi che voleva. Però non avrebbe trovato le pesche della Georgia (o le mele del Trentino, per esempio).
 “Ecco perché voglio autopubblicare – conclude Casey –. Perché, proprio come le pesche della Georgia, ho qualcosa (una storia da raccontare) che si può ottenere solo da me”.

Alla ricerca di lettori affamati
Emily Casey non si è autopubblicata perché non crede nel lavoro degli agenti, o perché ritiene che gli editori non sappiano ciò che fanno, oppure perché è convinta che le librerie delle grandi catene siano luoghi senz’anima. Al contrario. “Credo che, come lettori, siamo in debito con loro. Le case editrici hanno pubblicato tanti buoni libri e li hanno messi a nostra disposizione. Esse non si limitano a plasmare il mondo della letteratura, lo hanno costruito”. Ma il mondo dell’editoria sta cambiando e lei, Emily Casey,  prova a ritagliarsi una fettina di mercato: sta cercando lettori affamati, che, se incuriositi, potrebbero anche comprare un libro da una fonte diversa. Pensando quindi al suo eBook come a un nuovo alimento, o a una ricetta. Non in opposizione a ciò che c’è già, ma contemporaneamente ad esso.

I cambiamenti fanno paura
Premetto che sull’autopubblicazione non ho affatto le idee chiare, anzi. Spesso mi capita di ragionare pensando a tutto e al contrario di tutto. Denigrando, approvando, entusiasmandomi, disperandomi. Avendo paura, anche. Capita anche quello. I cambiamenti fanno sempre paura. Ma in linea generale mi sembra un pensiero condivisibile, quello di autopubblicarsi non in contrapposizione ma contemporaneamente. Il futuro va in quella direzione, anche se – come ovvio – porterà anche problemi e malcontenti. Ognuno adesso si può autopubblicare a piacimento. In realtà già capitava da anni, con le case editrici a pagamento, le cosiddette vanity press (sull’argomento leggi anche questo post sul blog Scrittoriescrittori). “A favorire questa situazione è in prima istanza l’ego di molti autori che, pur di poter avere per le mani il libro che hanno scritto, farebbero carte false. Senza mai porsi domande sulla reale qualità del loro lavoro, o all’interesse di un ipotetico lettore per il contenuto prodotto, o sul contributo fornito nello specifico settore di riferimento. Questa ultima circostanza è tipica anche di alcuni ambiti, come quello universitario, dove, il numero di pubblicazioni realizzate, è una sorta di indice del valore accademico di una persona. Senza voler approfondire i limiti e le pecche di questo strumento, è evidente che molti sono preoccupati solo di quanto pubblicano, e non del reale valore del libro” (cit. da scrittoriescrittori.com).
L’autopubblicazione, tantopiù su eBook, e quindi a costo quasi annullato, sicuramente renderebbe questo fenomeno un qualcosa all’ordine del giorno, molto più che in passato. Ma permetterebbe anche a qualche scrittore di talento, la cui opera è stata scartata dalle case editrici, di avere una chance per emergere. Le possibilità effettive di farsi conoscere col self-publishing sono bassissime, come si diceva già in questo post sempre sul blog mondidigitali.wordpress.com: chi ce l’ha fatta ed è diventato famoso è un esperto di marketing oltre che un buono scrittore di storie che piacciono al grande pubblico. Ma l’importante è che le possibiltà esistano. E ci sono.

Guadagnare il 70% del prezzo di copertina
Chi ci ha raccontato qualcosa sulla propria esperienza di self-publishing è Marco Freccero, che gestisce Certi racconti sono un tiro mancino, un blog su scrittura e dintorni (clicca qui per leggerlo). Freccero in questo post ci racconta come nel maggio del 2010 ha caricato sulla piattaforma di self-publishing di Amazon USA un file che racchiudeva tre racconti. E descrive la sua “avventura di autopubblicazione”: DRM, royalty, diritti e… vendite.
Un aspetto accattivante del Kindle Direct Publishing di Amazon (clicca qui per leggere un vecchio post) è infatti la ripartizione delle royalty. Il guadagno per l’autore si attesta intorno al 70% del prezzo di copertina, IVA esclusa. Una cifra altissima, soprattutto se confrontata con il guadagno di un autore (dal 4% al 10%, per i più fortunati) che pubblica con casa editrice su testo cartaceo – un tipo di pubblicazione soggetta ovviamente a spese molto più elevate.
Ma Amazon va oltre: i lettori (e potenziali acquirenti di eBook) sono incentivati in ogni modo. Per esempio, c’è la possibilità di sfogliare qualunque eBook direttamente sul sito, così il potenziale acquirente può farsi un’idea del testo a cui è interessato (sullo store italiano per il momento questo servizio non è disponibile). Altra bella opportunità: poter “restituire” il libro elettronico di cui non si è soddisfatti ed essere rimborsati. Si tratta di due possibilità non di poco conto, che esplicitano chiaramente la strategia dell’azienda: la società fondata da Jeff Bezos ritiene che il cliente, sia esso lo scrittore o il lettore (eh, già, e questa è un’altra grande svolta: sia lo scrittore sia il lettore per Amazon diventano entrambi clienti… è una tendenza che coinvolgerà tutto il futuro dell’editoria?) sia da favorire.
Ma non è finita qui: non solo Amazon, ora anche Apple sembra che stia iniziando una grande avanzata sul mercato italiano degli eBook. Per ora si tratta solo di voci di corridoio (leggi questo interessante link), ma non si esclude che la società guidata da Tim Cook potrebbe lanciare una piattaforma di self-publishing come concorrente di Kindle Direct Publishing (sviluppata per il Nook Color, il tablet targato Barnes & Noble). Se le voci dovessero trovare conferma – si parla di fine gennaio – il 2012 potrebbe essere segnato da una nuova rivoluzione del libro in formato digitale (clicca qui per leggere l’interessante articolo di IT-News).
Beh, vista così la vita si fa dura per molte case editrici. Rimanere al passo è molto difficile. Si tratta di giganti internazionali che vogliono entrare con prepotenza sul mercato editoriale italiano. Amazon ha dato il via alle danze, offrendo autopubblicazione a zero costi, senza controllo sui contenuti e dando agli autori percentuali di guadagno, perlomeno in potenza, che nessun altro può garantire. Certo, per il momento si tratta ancora di un fenomeno di nicchia, ma il cosiddetto “futuro” arriva molto velocemente, soprattutto quando si parla di prodotti tecnologici. (Sull’argomento rimando anche a questo interessante articolo di Francesco Coppola).

Più della metà della popolazione non legge mai
In Italia – beninteso – non sarà una passeggiata per gli autori. Per più motivi. Innanzitutto, come già ribadito più volte, scrivere in italiano significa avere un bacino di utenza di 60 milioni di persone circa, scrivendo in inglese invece si arriva al miliardo, e solo di madrelingua. Questo dato cambia un po’ le carte in tavola quando pensi di autopubblicarti in eBook. Se sei un inglese o un australiano, pubblichi online e sai che il tuo libro può essere acquistato negli Stati Uniti come in Canada, in Scozia come a Hong Kong o Singapore o la Nuova Zelanda, in mezzo mondo, insomma. E tutti ti leggeranno da madrelingua. Senza contare poi che esistono anche margini di acquisto (anche se non così ampi, forse) di lettori non madrelingua. Se scrivi in italiano, beh, se sei bravo vendi da Torino a Palermo. Al massimo puoi arrivare nei cantoni della Svizzera italiana. In ogni caso, le tue ambizioni non possono che essere molto più basse. Ma questo non significa che non ci siano dei margini per vendere bene.
Altri motivi di difficoltà per gli autori italiani? Il Kindle a 99 euro sul mercato del Belpaese (leggi questo post di un mesetto fa) – e, tra l’altro, presto disponibile non solo su Internet (leggi qui: presto sarà acquistabile anche da Unieuro), ha spopolato sotto Natale. Ma i dati della diffusione degli eBook reader in Italia sono ancora bassissimi se confrontati con quelli europei. Non parliamo di fare confronti con gli USA.
E poi, altro problema. E, di nuovo, non cosa da poco. Dall’ultima ricerca Istat emerge che più della metà degli italiani non legge mai un libro (clicca qui per leggere un’interessante sintesi su http://www.key4biz.it). Il dato è inquietante, e abbassa ancora di molto il numero di potenziali lettori.

Conclusioni? Pensateci voi a tirarle. Se avete pensato di autopubblicarvi, però, sappiate che la strada è lunga e difficile. Vujadin Boškov, allenatore della Sampdoria dell’ultimo scudetto, amato da mezza Italia per le sue leggendarie interviste, disse più volte una grande verità, così semplice che spesso ce la dimentichiamo: “per segnare bisogna tirare in porta”. E, allora, perché non provare a tirare?

2 commenti

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2 risposte a “Guadagnare di più, spendendo di meno. È scoccata l’ora del self-publishing su eBook?

  1. Andrea Marengo

    Più della metà degli italiani non legge mai un libro… e la stessa ricerca che citi dell’Istat (mi hai incuriosito e sono andato a leggermi più dati) dice anche che i lettori “forti” (intenendo con questo termine persone che leggono almeno 12 libri all’anno) sono solo il 13,8% degli italiani (percentuale pure in decrescita: erano il 15,1% nel 2010). C’è da mettersi a piangere, altroché!

  2. Pingback: 21 Marzo 2013: giornata mondiale della poesia- equilibri digitali

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