If Book Then 2012, ovvero cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale


Non c’ero a Milano, e non sapete quanto mi è dispiaciuto. Mia figlia (ebbene sì, sono un giovane papà!) non è stata bene (non preoccupatevi: sono malanni di stagione!) e all’ultimo non sono potuto partire.
Dalla mia assenza a questo grande appuntamento ho imparato due cose: la prima è che era meglio esserci. La seconda è che gli appassionati di eBook sono anche grandi utilizzatori di twitter, perché sono stati centinaia gli hashtag #ibt12. E cioè l’acronimo di If Book Then 2012, la conferenza sul futuro dell’editoria organizzata da BookRepublic ieri (2 febbraio) a Milano. Centinaia di tweet che ho seguito con estremo interesse e che mi hanno offerto idee, sensazioni, prospettive. E mi hanno permesso di vivere quel convegno, seppur a distanza. Ogni tanto scuotevo la testa, ogni tanto sorridevo; ogni tanto annuivo convinto, talvolta meno. Quindi, innanzitutto, il mio ringraziamento va anche a tutti coloro che ci hanno aggiornato su twitter sulla giornata. [Oltre ai tweet, leggi qui tutte le slide dei relatori della giornata].
In questo post intendo proporre alcune parole chiave che mi sono appuntato (seguirà un altro post).


Cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale?

Se lo chiede Sascha Lazimbat, amministratore delegato di A2 Electronic Publishing, distributore digitale tedesco di e-book: “Cosa può imparare l’editoria da un decennio di musica digitale?”.
Alcune possibili risposte le ha date Timo Boezeman, editor per A.W. Bruna Publishers, uno dei più grandi editori olandesi:
1) Combattere la pirateria sono solo soldi sprecati (ditelo anche a Marco Polillo dell’Associazione Italiana Editori che proprio poche ore fa ha dichiarato che “La pirateria sta mettendo a rischio il mercato nascente degli ebook in Italia, non possiamo non combatterla”. Per saperne di più leggi qui questo interessante articolo di Punto informatico).
2) L’editore deve imparare dalla pirateria, offrendo i propri contenuti, senza DRM, al giusto prezzo: “Editore, non aver paura, non pensare che ogni copia pirata sia una vendita persa!”.
3) People are downloading more (doesn’t mean that they are reading more): le persone stanno scaricando di più (non vuol dire che leggano di più).

Reagire alle sfide dell’innovazione!
Se è vero che la tecnologia si sviluppa molto più velocemente della cultura, è anche vero che non bisogna perdere restare indietro a livello tecnologico.
Come un gigante del calibro di Penguin Group sta reagendo alle sfide del digitale? Lo ha raccontato Molly Barton, che ha progettato per Penguin Book Country. Si tratta di una comunità sul web, aperta a lettori, scrittori e servizi editoriali. Ci si scambia conoscenze, si creano contatti; gli scrittori esordienti si confrontano per migliorare le proprie capacità di scrittura (o di marketing!), i grafici trovano altri grafici con problemi simili e conoscenze diverse. Tutto qui? No. La grande forza sta alla base di questo progetto, e cioè che Penguin non è stata a guardare i cambiamenti, ma ha accettato la sfida e si è messa in gioco.
Questa è la strada. Chi non la intraprende, ma rimane fossilizzato sul passato, si mette in una posizione molto difficile. Basta guardare cosa è successo, in un altro campo, alla Kodak (leggi qui l’articolo de La Stampa), l’icona della fotografia, miseramente fallita dopo 131 anni di florida attività perché non è stata capace di aggiornarsi sul mercato digitale.

“Leggere, un’esperienza più intima del sesso
“Un libro è un oggetto estremamente intimo”, ha detto Richard Nash, editore indipendente newyorkese e analista della transizione dell’editoria al digitale, intervistato dalla giornalista Alessia Rastelli (leggi l’articolo per il Corriere della Sera). “Occupa 15 ore per essere letto, 15 ore con la voce di un altro che sussurra nelle vostre orecchie. Durante questo tempo non puoi stirare, cucire, cucinare, guardare la tv. È un’esperienza personale, che ti sottomette, e quindi estremamente intima, per certi aspetti è un’esperienza molto più intima del sesso, perché nel sesso puoi tenere gli occhi chiusi, mentre leggi li tieni aperti”.
Guarda l’intervista e il servizio di A. Rastelli cliccando qui.

Gli ebook sono una rovina (!)
Fortunatamente il titolo di questo paragrafo non è farina del mio sacco (e neanche del sacco di qualche partecipante o relatore dell’IBT12, ovviamente) ma una frase di Jonathan Franzen, uno dei più grandi romanzieri americani viventi, autore di Le correzioni (quasi 3 milioni di copie vendute) e di Libertà (un altro bestseller). Perché faccio accenno alle sue dichiarazioni? Perché, in sintesi, secondo lui gli eBook danneggiano la società (leggi qui un articolo sulle dichiarazioni di Franzen sul sito di Pianetaebook). Stupisce che uno scrittore della sua levatura sia così chiuso nei confronti di questo mondo. Questa è la movitavazione per cui ne accenno ora, e questa è la motivazione per cui quelle dichiarazioni sono state citate anche nel corso della giornata.
Giacomo Brunoro del blog (Ex) Zona San Siro così commenta: “E pensare che Socrate sosteneva che la scrittura avrebbe rappresentato la fine della cultura”. Socrate, infatti, non lasciò niente di scritto della sua filosofia perché pensava che la parola scritta fosse “come il bronzo che, percosso, dà sempre lo stesso suono”.
Da Wikipedia:

Lo scritto non risponde alle domande e alle obiezioni dell’interlocutore, ma interrogato dà sempre la stessa risposta. Per questo i dialoghi socratici appaiono spesso “inconcludenti”, nel senso non che girano a vuoto, ma piuttosto che non chiudono la discussione, perché la conclusione rimane sempre aperta, pronta ad essere rimessa nuovamente in discussione.

Come dare torto a Socrate, ma pensate coma sarebbe il mondo senza scrittura…
Il tutto per dire che non sono in totale disaccordo con J. Franzen, perché alcune delle obiezioni che porta allo sviluppo degli eBook mi sembrano intelligenti e sensate, e le condivido anche. Ma Franzen è una persona spaventata da queste evoluzioni, ha timore dei cambiamenti, e parla pertanto come fa chi ha paura di qualcosa, e cioè in maniera assolutamente parziale e unilaterale.

Non si parla mai dei lettori!
Due provocazioni, entrambe “rubate” da chi se ne intende più di me. La prima, da tropicodellibro che, durante il convegno, twitta: “Qua non si parla dei lettori. Ma sopratutto di autori. Che sia perché sui lettori non punta davvero nessuno?”.
La seconda. Come si legge in questo post pubblicato tempo fa su paperblog da Artinite. Se amate il profumo della carta, allora piantate alberi!

NB: Oggi IBT12 sta proseguendo con i workshop.

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